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Municipio di Figline Valdarno

Figline Valdarno (Firenze).  2002

Paolo Zermani.
Con Mauro Alpini, Riccardo Butini, Fabio Capanni, Giacomo Pirazzoli, Fabrizio Rossi Prodi,Andrea Volpe.
Collaboratori: Giovanna Maini, Shun'ichi Ozawa, Eugenio Tessoni.

Appena dentro le mura, a Figline Valdarno, la scuola elementare in disuso, costruita nei primi anni del Novecento, si affaccia sullo spazio verde prossimo alla cinta fortificata, ove le case attestate non ne hanno modificato la percezione. Oltre il profilo delle mura il traffico caotico della strada da Arezzo a Firenze divide dalla città recente. In lontananza sono la sagoma del Pratomagno e le croce sul crinale. Il guscio delle mura, puro o intaccato, è tuttavia ancora preciso a definire la sagoma della città antica e a proteggerla. All'interno della città le corti chiuse rappresentano una prerogativa costante e diffusa del tessuto, che sembra moltiplicare in microcosmi successivi e gradualmente più minuti il recinto urbano principale, salvo ergersi in
luoghi definiti per vedere oltre. Nel Giardino della Casa Grande dei Serristori un frammento delle mura si alza, rispetto al profilo generalmente basso, in forma di torre scavata al suo interno, raggiungibile in sommità come luogo di difesa e di osservazione. La copertura posticcia crea una sorta di belvedere protetto, grande loggia bucata dalle merlature, divenute finestre. La torre è emblematica proprio perché vuota e occupata solo da una minuta scala appesa alle pareti interne, pienamente visibile in forza dello squarcio tra i due setti murari perimetrali che definiscono la pianta: un luogo d'aria sospeso in mezzo al verde se pure impiantato sulla matrice robusta della città urbana.
Questa doppia attitudine alla chiusura e alla proiezione attraverso punti privilegiati può interessare il destino futuro della vecchia scuola, ora solo una sorta di frammento abbandonato con la parte anteriore conclusa rivolta verso la città e il retro sospeso verso le mura, in attesa di destino architettonico. Un poco archeologico, ancorché recente, questo frammento conserva la valenza intrigante della sua potenziale doppiezza.
Fin dall'inizio dei nostri sopralluoghi abbiamo immaginato una chiusura e la sua negazione come decisive per questo progetto. Ma era necessario che l'apertura superasse le mura, assumesse una quota diversa da quella del suolo, generasse la loggia.
Il progetto del nuovo Municipio prevede la costruzione di un corpo di fabbrica esattamente simmetrico a quello della scuola esistente, che vi si contrappone dando luogo a una corte. L'interno porticato della corte, insieme al sistema di connessione degli spazi funzionali, governa un organismo chiuso che privilegia due facciate fondamentali: verso la città e verso le mura. Il corpo esistente vede esaltata la propria vocazione urbana proponendosi come facciata principale attraverso la realizzazione di una piazza pavimentata su Via Fabbrini. Il corpo nuovo, al livello superiore, è occupato in testata dalla grande loggia aperta cui si accede attraverso la corte con uno scalone, raggiungendo la quota delle mura fino a osservare il paesaggio. La loggia
e lo scalone si rivolgono anche verso l'interno, consentendo di pensare a uno spazio in forma quasi di teatro, utilizzabile nei due sensi contrapposti. L'edificio sublima e supera, così, la sua anima introversa. La grande loggia, posta a una quota intermedia tra il piano terra e il primo piano, esprime il momento di relazione dell'esterno con l'interno, ospitando sui due lati, al primo piano, il salone del Consiglio e il salone Civile e affacciandosi sul giardino Morelli. Lo spiazzamento dimensionale che la grande apertura determina nella facciata verso il Giardino e la scala, che parte dall'interno dell'edificio, conferendole il valore di meta, determinano tra il corpo di fabbrica esistente e quello nuovo una sorta di incastro simbolico che proietta la propria virtualità spaziale oltre le mura. L'apertura si appende alla fabbrica inquadrando il Pratomagno e il cielo a chi sta nell'ombra nella corte porticata, una corte stretta, invitando a salire e a guardare lontano. Un quadro. Sulla facciata verso il giardino la loggia deve apparire come un quadro astratto. La sua dimensione è, in effetti, maggiore dell'altezza dei piani interni, così come la sua quota risulta intermedia, sfalsata rispetto agli altri solai. La misura di questo luogo d'aria, analogo al portico e alle logge presenti nel prototipo di villa o di palazzo rinascimentale suburbano, contribuirà a formare una zona sospesa in cui lo spazio fluisce liberamente fra tempi diversi della costruzione architettonica.
L'essenza della città si svolge dunque all'interno della corte, ove avviene l'innesto tra corpo di fabbrica e corpo di fabbrica, mentre si rivolge alla perduta unità strutturale del mondo esterno che forse solo l'architettura può ricomporre.
Il significato della distribuzione interna è generato, oltreché alla necessità di relazione operativa tra i diversi spazi di lavoro, in primo luogo dalle necessità di ottenere un carattere duplice dell'edificio municipale, capace di integrare in un unico organismo la volontà di rivolgersi verso la città antica, rivalutando il rapporto del fronte principale esistente con la città stessa, e verso l'esterno, qualificando l'accesso alla cinta urbana.
Dal punto di vista distributivo il Municipio si compone attraverso la realizzazione di un corridoio che collega i due corpi di fabbrica vecchio e nuovo abbracciando interamente tre lati della corte, raddoppiato all'esterno dal portico a tutta altezza. Ciò è reso possibile da un intervento di parziale modifica strutturale interna della ex-scuola, limitato a una delle sue ali.
La divisione delle funzioni fondamentali riflette la duplicità dell'organismo.
Il corpo di fabbrica rivolto verso la città, nel quale viene organizzata la zona di portineria al piano terra e la zona per sindaco, vicesindaco e assessori al piano primo, mantiene la funzione di facciata principale dell'edificio, mentre il corpo nuovo verso le mura ospita le sale di rappresentanza al piano primo e la grande loggia civica raggiungibile anche dalla corte attraverso lo scalone.

© 2017 by Zermani Associati

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